«Non credo che lo raggiungiate, replicò il conte, perchè io ho da parlarvi qua, e ciò che ho da dirvi esigerà forse tanto tempo che quel gentiluomo vi preceda di molto.

«Come vi piace, signore».

Così favellando i due traversavano le strade che erano piene di gente a motivo della solennità della festa, ed arrivavano di faccia alla basilica ove dicevasi una prima Messa.

«Smontiamo, fece Athos, e voi Olivain, custodite i cavalli e date a me la spada».

E presa la spada che il servo gli porgeva entrò assieme col visconte.

Athos offerse l’acqua benedetta a Raolo. In certi cuori di padri v’è un poco di quel premuroso amore che ha per l’amante sua l’innamorato.

Il giovinetto toccò al conte la destra, salutò, e si fece il segno della croce.

Athos disse poche parole ad uno dei custodi, il quale dopo un inchino si avviò verso i sotterranei.

«Venite, Raolo, disse Athos, e seguitiamo quell’uomo».

Il guardiano aprì il cancello delle tombe regie, e stette sul gradino più alto, mentre i due forestieri discendevano. Le profondità della scala sepolcrale erano rischiarate da una lampada d’argento posta sull’ultimo gradino, e precisamente sotto quel lume stava avvolto in un ampio manto di velluto paonazzo con umili gigli d’oro, un catafalco sorretto da cavalletti di ebano.