E accostate all’impugnatura le labbra la baciò rispettoso.

«Alzatevi, visconte, ed abbracciamoci», disse Athos.

Raolo si gettò con trasporto nelle sue braccia.

«Addio, balbettò il conte che si sentiva venir meno il cuore, addio, e pensate a me.

«Oh sempre! oh, in eterno! sì, lo giuro, e se mi avvenga qualche sciagura, il vostro nome sarà l’ultima mia parola, e la memoria di voi l’ultimo mio pensiero».

Athos risalì in fretta onde celare la sua emozione, diede una moneta d’oro al custode delle tombe, s’inchinò davanti all’altare, e corse al loggiato della chiesa, fuori del quale Olivain attendeva con gli altri due cavalli.

«Olivain, gli disse, additando il budriere di Raolo, stringete la fibbia di questa spada ch’è troppo lenta. Bene.... Adesso accompagnerete il signor visconte fintanto che Grimaud vi abbia raggiunto, ed allora lo lascerete seco. Intendete, Raolo? Grimaud è un vecchio servo pieno di coraggio e di prudenza, egli vi seguirà.

«Come vi piaccia, mio signore.

«Animo, a cavallo, ch’io vi vegga partire».

Raolo obbedì.