«Ebbene, tutto questo non è già impossibile. Si vedrà, signori miei, si vedrà.... E adesso, signor du Vallon, qual servizio preferite? di città, di campagna?»
Porthos schiuse le labbra per rispondere.
«Monsignore, disse d’Artagnan, il signor du Vallon è come son io, gli piace il servizio straordinario, cioè le imprese che vengono reputate stolte e impossibili».
La frase di Guascone non dispiacque al Mazzarino, il quale si diede a riflettere.
«Bensì vi confesso che vi avevo fatto venire per darvi un impiego.... ho certi motivi d’inquietudini.... Eh! che roba è questa?»
Si udiva grande strepito nell’anticamera, e quasi nello stesso tempo fu aperto l’usciale del gabinetto ed entrò in fretta un uomo tutto polveroso gridando:
«Il signor ministro? dov’è il signor ministro?»
Mazzarino si pensò che volessero assassinarlo, e indietreggiò traendo seco la sua poltrona. D’Artagnan e Porthos eseguirono un movimento che li situò tra lui e il sopraggiunto.
«Ehi, gridò il ministro, che c’è egli, perchè entriate qui come si farebbe al mercato?
«Monsignore, rispose l’ufficiale a cui era diretto il rimbrotto, due paroline sole, ma vorrei dirvele presto e segretamente. Io sono de Poins, ufficiale delle guardie di servizio alla torre di Vincennes».