«Per l’ultima volta, dove andate? domandò la stessa voce.
«A casa al diavolo! replicò adirato d’Artagnan.
«Oh! allora, non dubitate, ci arriverete».
D’Artagnan vide abbassarsi in verso lui la canna di un fucile. Non aveva tempo di frugare nelle saccoccie; si ricordò di un consiglio datoli in addietro da Athos, e fece che il suo corsiero s’impennasse.
«Ehi! gridò il solito uomo in tuono di dileggio, ma noi facciamo così un macello di puledri e non un combattimento tra persone. Di spada, signor mio, di spada!»
E smontò in un attimo.
In un balzo d’Artagnan fu sopra all’avversario, e sentì sopra al suo il di lui ferro. Egli, con la sua consueta destrezza, aveva messa la spada in terza, sua posizione prediletta.
In quell’intervallo, Porthos, inginocchiato dietro al suo palafreno, che tremava nelle convulsioni dell’agonia, reggeva in ogni mano una pistola.
Ed intanto era principiata la battaglia fra d’Artagnan ed il suo avversario. D’Artagnan aveva assalito quello fieramente conforme alla sua usanza, ma questa volta aveva incontrato un pugno ed un tal giuoco che gli diedero da pensare. Rimesso due volte in quarta, fece un passo addietro; l’altro non si mosse; egli tornò a impegnare la spada in terza posizione.
Vi furono due o tre botte da ambo i lati senza risultato veruno; scaturivano faville dai ferri in gran copia.