«Mi pare, signor conte, che voi avevate da farmi una confidenza nel castello di Bragelonne, e che questo signore (ed accennava Aramis) aveva da farmene una nel suo convento; io allora non mi sarei slanciato in un’avventura in cui dovevate chiudermi la strada. Bensì perchè sono stato prudente, non avete già a prendermi per uno stolido. Se avessi voluto esaminare a fondo la condotta che tiene il signor d’Herblay, lo avrei costretto a parlare.
«Di che cosa v’ingerite? esclamò Aramis pallido dalla collera sicuramente pel dubbio che gli nacque che d’Artagnan lo avesse veduto con madama di Longueville.
«M’ingerisco di ciò che mi riguarda, e so far mostra di non aver visto quel che non mi riguarda; ma aborrisco gl’ipocriti, ed in questa categoria pongo i moschettieri che fanno da abati e gli abati che fanno da moschettieri, ed il signore qui presente (seguitò volgendosi verso Porthos) è della mia opinione».
Porthos che non aveva ancor parlato, non rispose se non con una parola ed un gesto.
Disse sì, e diè mano alla spada.
Aramis fece un salto all’indietro e sguainò la sua. D’Artagnan s’incurvò, pronto ad attaccare o a difendersi.
Allora Athos stese la destra con quell’atto di supremo comando tutto proprio di lui, cavò lentamente e ferro e fodero insieme, spezzò nel fodero il ferro battendoselo sul ginocchio, e gettò i due pezzi a man dritta.
Indi voltosi ad Aramis gli disse:
«Aramis, troncate la vostra spada».
Questi però titubava.