Ed Olivain e il taverniere s’incamminarono verso la locanda, e quegli a questo raccontava, siccome è uso dei lacchè contenti del loro impiego, quanto credeva di poter dire relativamente al giovanetto.
Frattanto Raolo scriveva:
«Signore,
«Dopo quattro ore di viaggio mi fermo per iscrivervi, giacchè ad ogni momento sento di più la vostra assenza, e sono sempre pronto a girar il capo come per rispondere quando voi mi parlavate. Mi ha tanto stordito ed afflitto la vostra partenza e la nostra separazione, che debolmente vi espressi la tenerezza e la riconoscenza che provavo per voi. Ma mi scuserete, mentre il vostro cuore è assai generoso per comprendere ciò che passava nel mio. Scrivetemi, signore, ve ne prego, perchè i vostri consigli sono una parte della mia esistenza: e d’altronde, io oso dirvelo, sono inquieto; mi è sembrato che voi stesso vi accingeste a qualche gita perigliosa, su cui non vi ho interrogato una volta che non ne discorrevate. Sicchè ho grandissima necessità di ricevere vostre nuove. Dacchè non vi ho più vicino, ad ogni istante ho paura di mancare; voi mi sostenevate potentemente, ed oggi, ve lo giuro, mi trovo pur solo!
«Vi compiacerete, se aveste notizie di Blois, di dirmi qualche parola sulla mia piccola amica madamigella de La Vallière, la di cui salute, quando noi partimmo, era in grado di dar pensiero! Capirete, signore, e mio caro protettore, quanto preziose, indispensabili mi siano le rimembranze del tempo che passai al vostro fianco. Spero che alcune volte penserete anche a me, e se in certe ore vi fo mancanza, se risentite un piccolo rincrescimento della mia assenza, mi ricolmerà di gioja l’idea che abbiate compreso il mio affetto e la mia premura per voi, e ch’io abbia avuta la sorte di persuadervene, mentre avevo la fortuna di vivere presso di voi».
Terminata la lettera, Raolo si sentì più in calma; badò attentamente che il servo e l’oste non l’osservassero, e diede un bacio a quel foglio, tacita e commuovente carezza cui il cuore di Athos era capace d’immaginare nello schiudere la lettera.
Nell’intervallo Olivain avea mangiato e bevuto; anco i cavalli si erano rinfrescati. Raolo chiamò a sè con un cenno il taverniere, gittò uno scudo sul tavolino, saltò a cavallo, ed a Senlis mise alla posta la carta.
Il riposo, preso ormai dagli uomini e da’ corsieri, permetteva loro di proseguire il cammino senza trattenersi a Verberie. Raolo impose ad Olivain di raccor notizie del giovine gentiluomo che lo precedeva. Era esso stato veduto a passare tre quarti d’ora prima, e montato sur un buon destriero se n’andava alla lesta.
«Procuriamo di raggiungere quel gentiluomo, disse Raolo ad Olivain, va come noi all’armata, e ci sarà di gradevole comitiva».
Erano le quattro pomeridiane allorchè Raolo arrivò a Compiegne; vi pranzò con ottimo appetito, e nuovamente s’informò del signore che gli era avanti. Erasi desso fermato egualmente che Raolo all’albergo della Campana e della Bottiglia, ch’era il migliore di Compiegne, ed aveva proseguito il tragitto dicendo che voleva andare a pernottare a Noyon.