«Si vada a pernottare a Noyon, fece Raolo.

«Signore, rispose rispettosamente Olivain, permettetemi di farvi osservare che questa mattina abbiamo digià stancato di molto i cavalli. Sarebbe bene, secondo me, di dormir qui e ripartire domattina presto. Bastano diciotto leghe per una prima tappa.

«Il signor conte di la Fère desidera ch’io mi solleciti, disse Raolo, e che io abbia raggiunto il signor Principe nella mattinata del quarto giorno; affrettiamoci dunque sino a Noyon, sarà una tappa simile a quella che abbiamo fatta andando da Blois a Parigi. Arriveremo alle otto ore. Le nostre bestie avranno la nottata per riposarsi, e domattina alle cinque ci rimetteremo in viaggio».

Olivain non osò opporsi a questa determinazione, ma lo seguitò brontolando.

«Andate, andate! diceva fra’ denti, sparate tutto il vostro fuoco alla prima giornata; domani invece di venti leghe ne farete dieci; domani l’altro cinque, e al dì successivo sarete a letto. E là vi toccherà pur riposarvi. Tutti i giovanotti sono veri millantatori!»

Dal che si rileva come Olivain non fosse educato alla scuola dei Planchet e dei Grimaud.

Raolo infatti si sentiva stanco; ma bramava esperimentare le proprie forze, e pasciuto delle massime d’Athos, sicuro di averlo inteso mille fiate a discorrere di tappe di venticinque ore, non voleva restare inferiore al suo modello. D’Artagnan, quell’uomo ferreo che sembrava tutto costrutto di nervi e di muscoli, gli cagionava somma ammirazione.

Andava dunque innanzi, affrettando ognor più il suo destriero non ostante le osservazioni di Olivain, e seguitando per un bel sentiero che conduceva a una barca ed abbreviava di una lega la strada, secondo eragli stato assicurato, quando ecco giungendo in cima ad un colle si vide davanti il fiume. Una piccola comitiva di uomini a cavallo ferma sulla sponda stava pronta ad imbarcarsi. Raolo si figurò che fossero il gentiluomo e la sua scorta; diede un grido di chiamata, ma era ancor troppo lontano per farsi udire; allora, per quanto fosse affaticato il suo corsiero, ei lo mise al galoppo; ma un’ondulazione di terreno tolse in breve a’ suoi sguardi i viaggiatori, e quando egli pervenne sopra una nuova altura, la barca aveva abbandonata la riva e remigava verso il lido opposto.

Raolo, accortosi che non potrebbe arrivare a tempo per passare la chiatta nel medesimo momento che i forestieri, si ristette ad attendere Olivain.

In quel punto s’intese un urlo che sembrava si partisse dal fiume. Raolo si volse dalla parte onde questo veniva, e, mettendosi la mano sugli occhi abbagliati dal sole sul tramonto, esclamò: