«Ma io, ma io! strepitava Olivain pallido e dolente agitandosi sulla riva, io come passerò?

«Salta, vigliacco!» replicò Raolo nuotando sempre.

Poi rivoltosi al viaggiatore, che si dibatteva a venti passi di distanza da lui, gli disse:

«Coraggio, signore! coraggio! eccovi ajuto!»

Olivain avanzò, rinculò, fece impennare l’animale che aveva sotto, e indi, punto nel cuore da vergogna, si slanciò come avea fatto il padrone, ma ripetendo:

«Sono morto, siamo perduti!»

Frattanto la chiatta andava rapidamente, trasportata dalla corrente, e si udivano le strida di quei ch’erano sopra.

Un uomo coi capelli grigi si era buttato giù dalla barca, e andava a nuoto assai vigorosamente incontro a quello che affogava; ma avanzava di poco, dovendo muover contro la corrente.

Raolo proseguiva il suo corso ed acquistava assai, ma il cavallo e l’uomo, cui non lasciava mai d’occhio, affondavano! Il destriero non aveva più altro che le nari fuori dell’acqua, ed il padrone, allentate del tutto le redini, stendeva le braccia e mandava indietro la testa. Un minuto di più, e sarebbero spariti amendue.

«Coraggio! fece Raolo, coraggio!