«Ah signore! esclamò, di voi cercavo! senza di voi ero morto!
«Ma si risuscita, come vedete, rispose Raolo, e tutto il male sarà di aver fatto un bagno.
«Oh quanta gratitudine! disse l’uomo dai capelli grigi.
«Eh! siete voi, mio buon d’Arminges! vi ho fatto molta paura, non è così? ma è colpa vostra: eravate mio precettore, perchè non mi faceste imparare a nuotar meglio?
«Signor conte, fece il vecchio, se vi fosse accaduta una disgrazia, non avrei osato giammai presentarmi al maresciallo.
«Ma come fu? domandò Raolo.
«Nel modo il più semplice, replicò quegli a cui erasi dato il titolo di conte; eravamo a circa un terzo del fiume, quando si ruppe la fune. Agli urli e ai movimenti dei barcaruoli il mio cavallo si è spaventato ed è saltato giù. Io nuoto male e non ho ardito slanciarmi. In vece di secondare i moti del povero animale li rendevo inutili, l’impedivo, ed ero in procinto di affogare graziosamente, quando voi siete capitato a puntino per trarmi fuori. Sicchè, signore, ove vogliate, fra noi da ora innanzi sarà amicizia costante sino alla morte.
«Sono in tutto e per tutto vostro servo, ve lo accerto, disse Raolo.
«Io ho nome conte di Guiche, continuò l’altro, mio padre è il maresciallo di Grammont. E adesso che sapete chi sono, mi accorderete l’onore di dirmi chi voi siete?
«Io sono il visconte di Bragelonne, riprese Raolo, ed arrossiva di non poter nominare suo padre conforme aveva fatto il signor di Guiche.