Di Guiche in un salto gli fu davanti a impedirgli il passo.

«Rispondete! siete stato interrogato pulitamente, e a qualunque domanda conviensi una risposta.

«Suppongo di esser libero di dire o no chi io mi sia alle due prime persone che mi capitano col ghiribizzo d’interrogarmi».

Di Guiche stentò a frenarsi dall’estrema volontà venutagli di romper le ossa a colui; e procurando vincere sè stesso, gli disse:

«Già noi non siamo le prime persone che capitino; questo mio amico è il visconte di Bragelonne, ed io sono il conte Guiche. Poi, non è per ghiribizzo che vi facciamo la nostra richiesta, poichè là v’è un uomo ferito, moribondo, che reclama i soccorsi della Chiesa. Siete prete? in nome dell’umanità, io v’intimo di venir meco in soccorso a quel tale; non lo siete? Oh! allora è tutt’altro, ed in nome della cortesia, che tanto mi pare a voi ignota, vi avverto che saprò gastigarvi della vostra insolenza».

Il monaco diventò in viso paonazzo, e sorrise in modo così strano, che Raolo, il quale non lo perdeva di vista, sentì quel sorriso premergli il cuore alla guisa di un insulto.

«Dev’essere qualche spione spagnuolo o fiammingo, e’ disse ponendo mano alle pistole».

A Raolo rispose uno sguardo minaccioso e simile a un baleno.

«Ebbene? fece di Guiche, rispondete sì o no?

«Sono prete, replicò l’altro».