«Sicchè vi duole di non averlo ridotto in due brani come il serpe?

«Direi quasi di sì, confermò Bragelonne».

La comitiva arrivava alle viste della piccola locanda, e dall’altro lato si scorgeva l’accompagnamento del ferito che s’inoltrava guidato dal signor d’Arminges. Due uomini portavano il moribondo, e conducevano a mano i cavalli.

I giovanetti diedero di sprone.

«Ecco il ferito, disse di Guiche passando accanto al creduto frate Agostiniano, abbiate la bontà di sollecitarvi».

Allora i due amici precederono il monaco anzi che essergli dietro. Si accostarono all’infermo ad annunziargli sì buona notizia. Questi si sollevò alquanto a guardare nella direzione indicatagli, e adocchiato quei che supponeva un religioso, e che veniva, ricadde supino con un raggio di allegrezza nel sembiante.

«Adesso, dissero i due gentiluomini, abbiamo fatto per voi tutto quel che potevamo, e siccome abbiamo premura di riunirci all’armata del signor Principe, proseguiremo il nostro viaggio; ci scuserete signore? si dice che vi debba essere una battaglia, e non vorremmo arrivare un giorno dopo.

«Andate signori, replicò l’ammalato e siate benedetti tutti due di tanta vostra pietà; realmente, e come dite, per me faceste quanto era in vostro potere; io non posso altro che dirvi anco una volta: Dio vi conservi, e voi e quelli che vi son cari!

«Signor d’Arminges, avvertì il conte di Guiche, noi andiamo innanzi; ci raggiungerete sulla strada di Cambrin».

L’oste stava sul portone, ed aveva apparecchiato tutto, e letto e fascie e fila; ed un palafreniere era ito per un medico a Lens, città la più prossima.