La camera era inondata dal sangue che passava tra le materasse. Il ferito non parlava, ma mandava un tristo rantolo. Il frate non v’era più.

«Il monaco? gridò il taverniere, dov’è? dov’è?»

Grimaud si affacciò ad una finestra che dava sul cortile ed esclamò:

«Sarà scappato di là!

«Credete? così fece l’oste spaventato. Cameriere, mirate se almeno la mula è nella stalla.

«Niente mula!» urlò quello a cui era diretta la domanda.

Grimaud aggrottò le ciglia. Il locandiere, a mani giunte, volgeva attorno gli occhi con sospetto. La consorte, non avendo osato d’entrare, se ne stava zitta e sbigottita sulla soglia.

Grimaud si appressò al ferito, esaminando quelle fattezze grossolane e marcate che gli riproducevano tremende ricordanze.

E dopo un momento di truce e tacita contemplazione egli disse:

«Non v’è più dubbio! è desso!