«Non v’è pietà per chi non ebbe pietà; muori impenitente, muori disperato! muori, e sii dannato!»

E toltosi di sotto la giubba un pugnale, e immergendoglielo nel petto:

«Tieni! disse, ecco come io ti ricompenso!»

Allora fu che s’intese il secondo grido più debole dell’altro a cui succedeva lunghissimo gemito.

Il carnefice, il quale si era sollevato alquanto, piombò di nuovo supino. Il finto monaco, senza tôrre il pugnale dalla piaga, corse al balcone, lo aperse, saltò sui fiori di un piccolo giardino, entrò nella stalla, prese la sua mula, uscì da una porta di dietro, trottò sino al prossimo bosco, vi gittò le sue vesti da ecclesiastico, trasse dalla valigia un abbigliamento completo da cavaliere, e lo indossò, ed a piedi arrivò alla prima posta, ed ivi, fattosi dare un cavallo, continuò a spron battuto il suo viaggio verso Parigi.

XXXVI. Grimaud parla.

Grimaud era rimasto solo accanto al boia.

L’oste era ito a cercar soccorso; sua moglie pregava.

Dopo un momento l’ammalato schiuse gli occhi.

«Ajuto! balbettò! ajuto! Mio Dio, mio Dio! non troverò in questo mondo un amico che mi ajuti a vivere o a morire?»