«Ho cavato i marroni di sul fuoco! brontolò ritirandosi il gentiluomo, e se d’Artagnan non è contento di me quando or ora gli racconterò l’elogio che di lui ho fatto, bisogna che sia molto difficile.... Ma dove diamine mi conducono?»
Egli è che Rochefort veniva guidato per la scala piccola anzi che passare nell’anticamera ove lo attendeva d’Artagnan. Nel cortile trovò la sua carrozza e i suoi quattro uomini di scorta, ma invano cercò dell’amico.
«Ah ah! disse fra sè, ecco un gran cambiamento di cose, e se v’è sempre egual quantità di plebe per le vie, procureremo di provare al Mazzarino che siamo tuttora buoni ad altro, grazie a Dio, che a custodire un prigioniero».
E Rochefort saltò in carrozza, leggiero e svelto come se avesse avuto venticinque anni.
IV. La regina Anna sui quarantasei anni.
Mazzarino rimasto solo con Bernouin, stette un momento pensoso. Sapeva molto, eppure non peranche abbastanza. Egli rubacchiava al giuoco (questo è un dettato conservatoci da Brienne), e chiamava ciò: fare il suo vantaggio. Risolse di non intavolare la partita con d’Artagnan se non quando conoscesse bene tutte le carte dell’avversario.
«Vostra Eccellenza non mi comanda? chiese Bernouin.
«Sì sì, rispose il ministro, fammi lume, vo dalla regina».
Quegli prese un candelliere e andò avanti.
V’era un passaggio segreto che dagli appartamenti e dal gabinetto di Mazzarino metteva alle stanze della regina; da quella galleria transitava il ministro per recarsi presso alla regina a qualunque ora.