Arrivato nella camera da letto, dove dava quella specie di corridojo, Bernouin incontrò madama Beauvais. Madama Beauvais e Bernouin erano gl’intimi confidenti di quei rancidi amori, e la Beauvais s’incaricò di annunziare la venuta del ministro alla regina Anna, che stava nel suo oratorio col giovanetto re Luigi XIV.

La regina, seduta su di un gran seggiolone, con il gomito appoggiato sopra un tavolino e la testa sulla mano, guardava il regio fanciullo, che sdrajato sul tappeto sfogliava un gran libro di battaglie. Anna era la regina che meglio di tutte quante sapesse annojarsi con maestà; si tratteneva talvolta ore intere così ritirata nella sua camera o nell’oratorio, senza leggere nè pregare.

Il libro con cui si trastullava il re era un Quinto Curzio, arricchito d’incisioni che rappresentavano le alte gesta di Alessandro.

La Beauvais comparve sull’uscio, ed annunziò il ministro.

Il fanciullo si rizzò sur un ginocchio, inarcando le ciglia e guardando la madre.

«E perchè, disse, entra egli così senza far chiedere udienza?»

Anna arrossì un pochino.

«È importante, rispose, che nei tempi in cui siamo un ministro possa a tutte le ore venire a render conto di quanto accade alla regina senza aver da eccitare la curiosità od i commenti di tutta la corte.

«Ma mi pare che il signor di Richelieu non entrasse a questo modo.

«Come, vi ricordate ciò che faceva il signor di Richelieu? non potevate saperlo, eravate troppo piccolo.