«Non me lo ricordo: l’ho domandato, e mi è stato detto.

«E chi ve lo ho detto? ribattè la regina Anna con mal celata stizza.

«So che non devo mai nominare le persone che rispondono alle interrogazioni da me fatte, altrimenti non saprei più niente», replicò il giovinetto.

Nel momento si avanzò Mazzarino. Allora il re si alzò affatto, prese il volume, lo piegò, e andò a portarlo sul tavolino, accanto al quale stette in piedi onde obbligare Mazzarino a stare in piedi esso pure.

Il ministro con occhio intelligente sorvegliava tutta quella scena, da cui pareva aspettasse la spiegazione di quella che l’avea preceduta.

Fece un inchino rispettoso alla regina e una profonda riverenza al re, il quale gli rese con la testa un saluto molto sbrigativo. Però uno sguardo della madre rimproverò a questo di abbandonarsi ai sentimenti d’odio che sino dall’infanzia Luigi XIV nudriva pel ministro, ed allora egli accolse con un sorriso sul labbro il complimento di quest’ultimo.

La regina Anna tentava indovinare dal sembiante di Mazzarino la cagione dell’imprevista visita, perocchè egli non soleva venir da lei se non quando tutti se ne fossero andati.

Mazzarino avendo fatto col capo un cenno quasi impercettibile, la sovrana disse a madama Beauvais:

«È tempo che il re vada a letto; chiamate Laporte».

Essa aveva già detto al giovane principe due o tre volte di ritirarsi, e questi avea sempre insistito teneramente per trattenersi. Questa volta ei non fece osservazioni; si morse però le labbra, e impallidì.