Il duca di Grammont con uno sguardo domandò licenza, ed uscì.
Il principe lo seguitò cogli occhi, e tenne questi fissi verso la porta, mentre nessuno osava discorrere per tema di distrarlo dalle sue meditazioni.
Ad un tratto si udì rumore. Il principe si alzò in fretta stendendo la mano dal lato onde veniva lo strepito. — Lo strepito gli era ben noto: era quello del cannone.
Tutti al pari di lui si erano levati in piedi.
Nel momento fu schiusa la stanza.
«Monsignore, disse allegro il maresciallo di Grammont, vuole Vostra Altezza permettere che mio figlio, il conte di Guiche, e il suo compagno di viaggio visconte di Bragelonne vengano a darle nuove del nemico, che noi cerchiamo e che essi hanno trovato?
«Come, se lo permetto, anzi lo bramo! entrino pure».
Il maresciallo spinse avanti i due giovani, i quali furono così innanzi a Sua Altezza.
Questi salutandoli disse:
«Parlate, signori, e poi faremo i complimenti d’uso; quel che per noi urge più adesso, è di sapere dove sia il nemico o ciò ch’ei faccia».