Al conte di Guiche incombeva naturalmente di essere il primo a favellare; non solo era maggiore di età, ma anche presentato dal proprio genitore; inoltre conosceva da lunga pezza il principe, che Raolo non aveva mai veduto.

Egli dunque raccontò ciò ch’entrambi avevano visto dall’albergo di Mazingarde.

Frattanto Raolo osservava quel giovane generale digià sì famoso per le battaglie di Rocroy, di Friburgo e di Nortlingen.

Luigi di Borbone, principe di Condé, che dalla morte di Enrico di Borbone suo padre in poi veniva chiamato per abbreviazione e secondo l’usanza il Signor Principe, aveva appena ventisei o ventisette anni, sguardo da aquila, occhi grifagni, come disse Dante, naso ricurvo, lunga chioma ondeggiante in belle anella, personale mediocre ma ben fatto, e tutte le qualità di un grand’uomo di guerra, cioè colpo d’occhio, rapidissima decisione, coraggio quasi favoloso; lo che non toglieva che fosse al tempo stesso uomo di spirito e dotato di eleganza; talmente che oltre la rivoluzione che faceva nella guerra mediante i nuovi calcoli e prospetti che vi recava, aveva fatto altresì rivoluzione in Parigi fra i giovani signori della corte, di cui era il capo naturale, e che in opposizione agli eleganti dell’antica corte, della quale i modelli erano stati Bassompierre, Bellegarde e il duca di Angouleme, venivano nomati i damerini.

Ai primi detti di Guiche, ed alla direzione da che si partiva il rumore del cannone, il prence aveva compreso tutto. L’inimico doveva aver transitata la Lys a Saint-Venant, e marciava sopra Lens, senza dubbio coll’intenzione d’impossessarsi di questa città e separare dalla Francia l’armata francese. La cannonata che si udiva, e i di cui spari dominavano tratto tratto gli altri, era di pezzi di grosso calibro che rispondevano alla cannonata spagnuola e lorenese.

Ma di che forza era poi quella truppa? era un corpo destinato a produrre un semplice diversivo? oppure l’esercito tutto intero?

In questo consisteva l’ultima domanda di Luigi di Borbone, ed a Guiche riusciva impossibile di rispondervi.

Ed essendo poi la più importante, era quella a cui il principe avrebbe desiderato una risposta esatta, precisa, positiva.

Allora Raolo sormontò il sentimento assai naturale di timidezza che provava a suo malgrado in faccia al prence, ed avvicinandosi disse:

«Mi concederete, monsignore, di azzardare su questo argomento alcune parole che forse faranno cessare la vostra perplessità?»