Luigi si volse, e parve che con un solo sguardo squadrasse da cima a fondo il visconte; e sorrise nel riconoscere in esso un fanciullo di appena quindici anni.
«Certamente, signore, parlate, gli disse mitigando la sua voce per solito sonora e fiera, come se questa volta la indirizzasse ad una dama.
«Vostra Altezza potrebbe interrogare il prigioniero spagnuolo, replicò Raolo, ed arrossiva.
«Avete fatto un prigioniero spagnuolo!
«Sì, monsignore.
«Ah! è vero, riprese di Guiche, lo avevo obliato.
«È cosa semplicissima, conte, ribattè Raolo sorridendo, poichè foste voi che lo faceste».
Il vecchio maresciallo si volse al visconte, grato a quell’elogio dato a suo figlio, mentre Luigi di Borbone rispondeva:
«Il giovinetto ha ragione, sia qui condotto il prigioniero».
Frattanto il principe pigliò in disparte di Guiche, e lo interrogò sul modo in cui era stato preso quell’uomo, e gli richiese chi fosse il giovane.