«Sono un vecchio soldato di Rocroy.
«Tieni! disse Luigi dando una borsa a colui, eccoti per Rocroy. Ed ora vuoi un cavallo, o preferisci ire a piedi?
«A piedi! monsignore, a piedi; ho servito sempre nell’infanteria. E poi, mi propongo di far passare Vostra Altezza per tali strade ove sarà necessario ch’essa pure smonti.
«Vieni via, e non si perda tempo».
Il villico si mosse trottando innanzi al destriero del prence; indi a distanza di un centinajo di passi dal villaggio passò da un piccolo sentiero perduto in fondo a una bella valle. Per una mezza lega camminarono così sotto una cupola di alberi; gli spari del cannone rimbombavano a segno che sembrava ad ognuno di questi doversi udire a fischiare le palle. Poscia, si trovò una strada che abbandonava quella già battuta per attaccarsi al fianco della montagna. Il contadino vi si inoltrò invitando Luigi di Borbone a seguirlo. Questi smontò, ordinò ad uno de’ suoi ajutanti di campo ed a Raolo di fare lo stesso, ed agli altri di attender le sue istruzioni mantenendosi in ogni maggior cautela e vigilanza, e principiò a salire per la strada che accennammo.
A capo a dieci minuti, erano giunti alle ruine di un vecchio castello, le quali facevano corona alla sommità di un colle d’onde si sovrastava a tutti i luoghi circonvicini. Lontano appena un quarto di lega si discopriva Lens ridotta agli estremi, e davanti a questa tutto quanto l’esercito nemico.
Con una sola occhiata il principe abbracciò l’estensione che gli appariva alla vista da Lens sino a Vismy. In un attimo gli si spiegò alla mente tutto il piano della battaglia che alla domane doveva salvare per la seconda volta la Francia da un’invasione. Prese un lapis, distaccò una pagina del suo taccuino, e scrisse:
«Mio caro maresciallo.
««Tra un’ora Lens sarà in potere del nemico. Io sarò a Vendin per fargli prendere la sua posizione. Domani lo avremo battuto e ripreso Lens».
Indi disse a Raolo: