«Andate, partite a spron battuto, e consegnate questo foglio al signor di Grammont».

Raolo prese il foglio, scese velocemente la montagna, e saltato in sella si avviò di galoppo.

Dopo un quarto d’ora era presso al maresciallo.

Era digià arrivata porzione delle truppe, e da un momento all’altro attendevasi il rimanente. Il signor di Grammont si mise alla testa di quanta infanteria e cavalleria si trovava disponibile, e s’incamminò per Vendin, lasciando il duca di Chatillon ad aspettare e condurre il resto.

Tutta l’artiglieria era in grado di partire all’istante, e si mise in marcia.

La sera alle sette ore giunse il maresciallo al convegno. Era ivi ad attenderlo il principe. Secondo avea preveduto, Lens era caduta in potere del nemico quasi subito dopo la partenza di Raolo. D’altronde la cessazione delle cannonate aveva annunziato questo avvenimento.

Si soprassedè fino a notte. A misura che si avanzavano le tenebre, i militi chiamati dal principe arrivavano di seguito. V’era ordine che non si battesse tamburo nè si sonassero le trombe.

A nove ore, ad onta che fosse tardi, un ultimo crepuscolo rischiarava tuttavia la pianura. S’incamminarono in silenzio, mentre il principe guidava la colonna.

L’armata essendo pervenuta di là da Aunay potè distinguere Lens: due o tre case erano in fiamme, e fino ai soldati arrivava un tristo clamore che indicava l’agonia di una città presa per assalto.

Il prence segnò a ciascuno il rispettivo posto: il maresciallo di Grammont doveva essere all’estrema sinistra ed appoggiarsi a Mericourt; il duca di Chatillon formerebbe il centro; il principe che formava l’ala destra rimarrebbe davanti ad Aunay.