Il locandiere richiuse l’usciale. I quattro gentiluomini rimasero in ansietà. L’azione di Grimaud, pallido, sudante, tutto malconcio dalla polvere che aveva addosso, annunziava esser egli messaggero di qualche nuova interessante e tremenda.

«Signori, ei disse, quella donna aveva un bambino, il bambino è diventato un uomo; la tigre aveva un figliuoletto, ora il tigre è cresciuto, vi viene incontro, badate a voi!»

Athos guardò i compagni con un sorriso malinconico; Porthos si cercava al fianco la spada che aveva appesa al muro, Aramis afferrò un coltello; d’Artagnan si rizzò in piedi.

«Che vuoi tu dire, Grimaud? esclamò questi.

«Che il figlio di Milady ha abbandonato l’Inghilterra, è in Francia, viene a Parigi, se a quest’ora non v’è.

«Diamine! disse Porthos, sei sicuro?

«Sicuro» confermò Grimaud.

Lungo silenzio accolse questa dichiarazione. Grimaud era sì stanco ed ansante che cascò sopra una seggiola.

Athos avendo riempito un bicchiere di vino di Sciampagna glielo recava.

«Or bene, in sostanza, fece d’Artagnan, quando vivesse, quando venisse a Parigi, ne abbiamo vedute di più belle! che venga!