«Del mio personale, secondo mi riferì l’oste, magro, pallido, con occhi turchini chiari e capelli biondi.
«E.... non ha veduto Raolo? domandò Athos.
«Anzi, si sono incontrati, ed il visconte stesso lo ha condotto presso al letto del moribondo».
Athos senza fiatare si levò a distaccare dal muro il suo brando.
«Ehi, signori! disse d’Artagnan procurando di scherzare, ma sapete che facciamo la figura di tante donnicciuole? Come! noi quattro uomini, che senza far motto siamo stati a fronte a intere armate, ora tremiamo davanti ad un fanciullo!
«Sì, replicò Athos, ma quel fanciullo viene in nome di Dio».
E tutti uscirono in fretta dall’albergo.
XXXIX. Lettera di Carlo I.
È d’uopo che adesso il leggitore passi con noi la Senna, e ci segua sino al convento delle Carmelitane in via di San Jacopo.
Sono le undici della mattina, e le divote suore hanno fatto dire una messa pel buon successo delle armi del re Carlo I. Uscite di chiesa, una donna ed una giovinetta, vestite di nero, quella come una vedova e questa come un’orfanella, sono rientrate nella lor cella.