«Or bene, allora al re vostro nepote. Volete ch’io gli parli? Sapete quanto mi ama!

«Ah! il re mio nepote non è ancor re, ed egli stesso, non lo ignorate, e venti volte ce lo disse Laporte, egli stesso è sprovvisto di tutto.

«Dunque, volgiamoci a Dio» soggiunse la meschinella.

E s’inginocchiò accanto alla genitrice.

Le due donne così in orazione ad un medesimo inginocchiatojo erano la figlia e la nepote di Enrico IV, la moglie e la figliuola di Carlo I.

Terminavano la duplice preghiera, quando una religiosa battè pian piano all’uscio della cella.

«Entrate, sorella» disse la più attempata alzatasi ed asciugandosi gli occhi.

La monaca schiuse la porta rispettosamente.

«Vostra Maestà si compiacerà scusarmi se la disturbo nelle sue meditazioni, essa disse, ma v’è nel parlatorio un signore straniero arrivato dall’Inghilterra, che domanda l’onore di presentarle una lettera.

«Oh! una lettera! forse del re!... Notizie di vostro padre, al certo! sentite, Enrichetta?