«Ah! fece tra sè Mazzarino, che viso dolce! venisse mai a chiedermi danaro a prestito?»

E diede un’occhiata di mal umore al suo forziere; tirò anche in dentro il castone del magnifico diamante il di cui fulgore attraeva gli sguardi sulla sua mano che d’altronde era bianca e ben fatta. Disgraziatamente quell’anello non aveva la virtù di quello di Gygés che rendeva il suo padrone invisibile quando faceva l’atto allora fatto da Mazzarino.

Ora, il ministro avrebbe bramato assai di essere invisibile in quell’istante, giacchè indovinava ch’Enrichetta si recasse da lui a domandargli qualche cosa: tosto che una regina da esso trattata tanto male compariva col sorriso sul labbro, invece che in tuono minaccioso, arrivava di certo a supplicare e non altro.

«Signore, disse l’augusta visitante, sul primo avevo idea di ragionare dell’affare che qui mi conduce colla regina mia sorella, ma ho riflettuto che le faccende politiche riguardano innanzi a tutto gli uomini.

«Vostra Maestà creda pure, rispose il ministro, che ella mi confonde con questa lusinghiera distinzione.

«È assai grazioso, pensò la regina; che avesse capito tutto?»

Erano nel gabinetto. Mazzarino fece sedere Enrichetta, e poi le disse:

«Date gli ordini vostri al più rispettoso dei vostri servi.

«Ohimè! ella replicò, ho perduta l’abitudine di dar ordini, e ho preso quella di far delle preghiere. Ed una vengo ad avanzare a voi, ben fortunata se può essere esaudita.

«Vi ascolto, signora.