A Mazzarino colavano dalla fronte grosse goccie di sudore.
«Anzi, signora, ripigliò senza accettare l’offerta della sovrana di esprimersi in altra lingua, questa ammirazione è tanto grande e verace, che se il re Carlo I, che Iddio lo salvi da ogni disgrazia! venisse in Francia, io gli esibirei la mia casa, sì, la mia; ma ohimè! sarebbe un ricovero poco sicuro. Un giorno o l’altro il popolo incendierà questa abitazione come fece con quella del maresciallo d’Ancre. Povero Concino Concini! eppure ei voleva soltanto il bene della Francia.
«Sì, Eccellenza, come voi», fece ironicamente la regina.
Mazzarino finse di non capire il doppio senso della frase detta da lui stesso, e continuò a commiserare la sorte di Concino Concini.
«Ma insomma, che mi rispondete? domandò Enrichetta impazientitasi.
«Ah signora! egli esclamò più intenerito che mai, Vostra Maestà mi permetterebbe di darle un consiglio? bene inteso che innanzi di prendermi tanto ardire, comincio dal pormi ai piedi della Maestà Vostra per ciò che a lei piaccia.
«Dite pure; il consiglio di un uomo sì prudente come voi siete deve essere indubitatamente buonissimo.
«Credete a me, signora, il re deve difendersi sino alla fine.
«Lo ha fatto, e quest’ultima battaglia che è per dare con mezzi di gran lunga inferiori a quelli de’ suoi nemici, prova che non ha intenzione di arrendersi senza aver pugnato; ma in conclusione, nel caso che fosse vinto?...
«In tal caso, so che ardisco di troppo esternando a Vostra Maestà la mia opinione, ma io penso che il re non deve abbandonare il suo regno; si dimenticano presto i re assenti: s’ei passa in Francia, è perduta la sua causa.