«Ma allora, se questo è il vostro parere, se veramente vi interessate a lui, mandategli qualche soccorso in uomini e in danari, perchè io nulla posso più fare a suo pro; per aiutarlo ho venduto sino all’ultimo diamante che possedevo; nulla più mi rimane, e voi lo sapete meglio di chiunque. Se mi fossero restate delle gioje, avrei col prodotto di queste comperata la legna necessaria per riscaldar me e mia figlia in questo inverno.
«Ah! replicò il ministro, Vostra Maestà, non sa qual domanda mi faccia! Dal giorno in cui un soccorso di esteri entra al servizio di un re onde porlo nuovamente sul trono, si viene a riconoscere ch’ei non abbia più ajuto nell’amore dei suoi sudditi.
«Alla sostanza, signor Mazzarino, alla sostanza! disse la regina infastidita di seguire quello spirito scaltrissimo nel laberinto di parole fra cui si smarriva, rispondetemi o sì o no. Se il re persiste a rimanere in Inghilterra, gli invierete dei soccorsi? se viene in Francia, gli darete ospitalità?
«Signora, conchiuse il ministro ostentando la maggiore franchezza, spero mostrare adesso a Vostra Maestà quanta sia la mia devozione per lei, e quanto io brami di terminare un affare che tanto le sta a cuore; dopo di che, mi figuro che ella non dubiterà più del mio zelo a servirla».
Enrichetta si mordeva le labbra, e si agitava smaniosa sulla sedia ov’era assisa.
«Ebbene, che farete? sentiamo, parlate!
«Vado immediatamente a consultare la regina su questa questione, e indi rimetteremo subito la cosa al Parlamento.
«Col quale voi siete in guerra, non è così? Incaricherete come relatore Broussel? Eh basta, basta, signor mio! Vi comprendo, ed ho agito male. Andate infatti al Parlamento, poichè da quel Parlamento nemico del re sono venuti alla figlia del grande, del sublime Enrico IV, che tanto ammirate, i soli sussidj che le abbiano impedito di morir di fame e di freddo in questo inverno!»
Ed Enrichetta si alzò in atto di maestosa indignazione.
Il ministro stese le mani giunte verso di lei.