La regina osservò tutti quei moti, e convien dire che il materno suo cuore li traducesse in parole, poichè interrogò così Raolo:
«E non è accaduto alcun danno al contino di Guiche? chè non solo è fra’ nostri servi, conforme vi disse, ma è ancora nostro amico.
«No signora, al contrario, si è acquistata in questa giornata grandissima gloria, ed ha avuto l’onore di ricevere un solenne abbraccio dal signor Principe sul campo di battaglia».
La principessina battè palma a palma, ma indi vergognandosi di essersi portata a tale dimostrazione di allegrezza si girò verso un vaso di fiori, e si chinò come a respirarne la fragranza.
«Si veda cosa ci partecipa il conte, disse la regina.
«Ho prevenuta Vostra Maestà ch’egli scriveva in nome di suo padre, fece Raolo.
«È vero, ella replicò».
E disigillò il piego.
«Mia signora e regina.
«Non potendo aver l’onore di scrivervi da per me, per ragione di una ferita statami fatta al braccio destro, vi supplisco per mano di mio figlio, conte di Guiche, che voi conoscete esser vostro servo pari di me, onde annunziarvi che abbiamo vinta la battaglia di Lens, e che questa vittoria non potrà a meno di dar molto potere al ministro Mazzarino ed alla regina sugli affari dell’Europa. Vostra Maestà, adunque, ove le piaccia attenersi al mio consiglio, approfitti del momento per insistere in favore del suo augusto sposo presso al governo del re. Il signor di Bragelonne, che avrà l’onore di consegnarvi il presente dispaccio, è amico di mio figlio, a cui secondo ogni probabilità ha egli salvata la vita; è un gentiluomo, al quale la Maestà Vostra può totalmente fidarsi in caso che avesse da farmi pervenire qualche ordine verbale o in iscritto.