«Mi rassegno rispettosamente, ec.

«Maresciallo di Grammont».

Nel punto in cui si trattava del servigio renduto al conte, Raolo non aveva potuto astenersi dal volgere la testa verso la giovane principessa, e per sè stesso avea visto passare nei di lei occhi un’espressione d’immensa gratitudine. Non v’era dunque più dubbio, la figlia del re Carlo I amava l’amico di lui.

«Vinta la battaglia di Lens! disse la regina, son fortunati, qui; vincono delle battaglie!... Sì, il maresciallo di Grammont ha ragione, con ciò cangieranno aspetto i loro affari; ma io temo che non faccia niente ai nostri, se pure non nuoce. Questa nuova è recente, vi sono grata, signore, di avermela recata con tal sollecitudine; senza di voi, senza la lettera, non l’avrei saputa che domani, domani l’altro, forse l’ultima in tutta Parigi.

«Signora, rispose Raolo, il Louvre è il secondo palazzo ove sia giunta la notizia; nessuno la conosce ancora, ed io aveva giurato al signor conte di Guiche di consegnare il plico a Vostra Maestà anche innanzi di avere abbracciato il mio tutore.

«Il vostro tutore è come voi un Bragelonne? domandò lord di Winter; io conobbi in passato un Bragelonne: vive egli sempre?

«No signore, è morto, e da lui il mio tutore di cui era prossimo parente, a quanto io creda, ha ereditata quella tenuta della quale porto il nome.

«E il vostro tutore, interrogò la regina, non potendo a meno di interessarsi a quel bel giovane, come si chiama?

«Conte di la Fère, replicò questi».

Di Winter fece un atto di sorpresa; la sovrana lo guardò, lieta oltre ogni segno.