«Andate, signor visconte di Bragelonne, disse la regina, e siate certo di tutto il nostro affetto».
Raolo, riverite ossequiosamente le due principesse, salutò di Winter e partì.
Questo e la regina continuarono a discorrere qualche tempo sotto voce acciò la principessa non li udisse; ma la precauzione era superflua, dacchè essa era tutta occupata dei propri pensieri.
Indi, mentre di Winter si accingeva a tor commiato, la regina gli disse:
«Milord, ascoltate: io aveva conservato questa croce di diamanti venutami da mia madre, e questa placca di S. Michele avuta dal mio sposo; valgono circa cinquanta mila lire. Avevo giurato di morir di fame con questi preziosi ricordi prima che disfarmene; ma oggi che possono esser utili a lui od a’ suoi difensori, tutto devesi sacrificare a tale speranza. Prendeteli, e se bisogna danaro per la vostra impresa, vendeteli liberamente; bensì, se trovate mezzo di serbarli, pensate, milord, ch’io lo terrò come il servigio più grande che render possa un gentiluomo ad una regina, e nei giorni di mia prosperità quegli che mi riporti e la placca e la croce sarà benedetto da me e da’ miei figli.
«Signora, soggiunse di Winter, Vostra Maestà sarà servita da un uomo a lei devoto. Io corro a depositare in luogo sicuro questi due oggetti, i quali non accetterei se ci restassero risorse delle antiche nostre fortune; ma i nostri beni sono confiscati, esausto il contante, e siamo arrivati noi pure a trar costrutto da tutto ciò che possediamo. Fra un’ora vo dal conte di la Fère, e domani Vostra Maestà avrà una risposta definitiva».
La regina porse la mano a di Winter, che la baciò rispettosamente, ed accennando la figliuola, seguitò:
«Milord, eravate incaricato di consegnare a questa fanciulla qualche cosa da parte di suo padre».
Di Winter rimase attonito: non sapeva che si volesse dirgli.
Allora la giovane Enrichetta si avanzò sorridendo, eppure arrossendo, e porse la fronte al gentiluomo.