Fuvvi un momento di silenzio fra i due individui.

«Signore, disse poscia di Winter, credevo avervi digià fatto intendere ch’ero stanco di codesta persecuzione. Ritiratevi, o chiamerò gente per farvi cacciar via come a Londra. Non sono vostro zio, non vi conosco!

«Zio mio, rispose Mordaunt con la sua voce solita rauca e dileggiatrice, v’ingannate; questa volta non mi farete scacciare come a Londra; no, non vi ci ardirete. In quanto al negare ch’io sia vostro nepote, ci penserete ben bene, or che ho sapute molte cose che ignoravo un anno addietro.

«E che mi cale di ciò che avete saputo?

«Vi cale, vi cale assai, zio mio, ne son certo; e ora sarete del mio parere (aggiunse il giovane con un sorriso che fece passare il brivido nelle vene di quello a cui era diretto). Quando mi presentai da voi in Londra la prima volta, era per domandarvi che fosse avvenuto de’ miei beni; quando mi presentai la seconda, era per domandarvi da chi mai fosse stato denigrato, avvilito il mio nome. Oggi vengo per farvi una richiesta molto più terribile di tutte quelle, per dirvi, siccome disse Iddio al primo omicida: — Caino, che facesti del fratel tuo Abele? — Milord, che faceste di vostra sorella, di vostra sorella ch’era mia madre?»

Di Winter retrocedè atterrito dal fuoco che brillava negli occhi del giovane.

«Di vostra madre!

«Sì, di mia madre, milord.....»

E Mordaunt così rispondendo scuoteva la testa.

L’altro fece uno sforzo, e immergendosi nelle sue rimembranze come per attingere in esse un odio nuovo esclamò: