Ma di Winter non chiamò; oppresso, abbattuto, restò in piedi, porgendo l’orecchio.... e soltanto quando ebbe inteso allontanarsi il cavallo cadde sopra una sedia dicendo:

«Mio Dio! vi ringrazio.... deh! non conosca egli mai altri che me!»

XLIV. Paternità.

Mentre aveva luogo presso lord di Winter la scena tremenda, Athos assiso accanto alla finestra della sua camera, appoggiando il gomito sul tavolino e sulla mano la testa, ascoltava, quasi diremmo con le orecchie e cogli occhi, Raolo che gli narrava le avventure del suo viaggio e i dettagli della battaglia.

Il bello e nobile viso del gentiluomo esprimeva indicibile contento al racconto di quelle prime pure e fresche emozioni; traeva a sè fin anco i suoni di quella voce giovanile che gli si appassionava pei sentimenti elevati e grandiosi, siccome suolsi ad una musica armoniosissima. Dimenticato egli aveva quanto di oscuro era nel passato e nuvoloso nell’avvenire. Pareva che il ritorno di quel fanciullo prediletto avesse persino convertiti i suoi timori in speranze. Athos era pago, più pago che non fosse stato giammai.

«Ed assisteste, e prendeste parte alla grande battaglia, Bragelonne? domandava l’antico moschettiere.

«Sì, signore.

«E fu terribile, mi dite?

«Il signor Principe caricò in persona undici volte.

«È un gran guerriero!