«Così almeno mi disse, quando m’incaricò di accompagnare a Parigi il signor di Chatillon, ch’è venuto a dar questa notizia alla regina e portare le bandiere grigie. «Andate, mi diceva il prence, il nemico non si sarà riunito per una quindicina di giorni, e sino allora non ho bisogno di voi; andate ad abbracciare quelli che vi amano, e dite a mia sorella di Longueville che la ringrazio del regalo da lei fattomi dandovi a me». Ed io (seguitava Raolo volgendo sul conte un sorriso di amore profondo) sono venuto, nella certezza che a voi fosse caro di rivedermi».

Athos si trasse vicino il garzoncello, e lo baciò in fronte siccome avrebbe fatto ad una fanciulla.

«Sicchè, Raolo mio, eccovi digià slanciato; avete amici dei duchi, compare un maresciallo di Francia, capitano un principe del sangue, in una stessa giornata di ritorno siete stato ricevuto da due regine: è un bel fare per un novizio!

«Ah! appunto, aggiunse Bragelonne ad un tratto, mi rammentate una cosa di cui mi scordava: che presso Sua Maestà la regina d’Inghilterra si trovava un gentiluomo, il quale quando io proferii il vostro nome mandò un grido di sorpresa e di gioja; si diede per vostro amico, mi domandò il vostro indirizzo, e tra poco verrà a vedervi.

«Come si chiama?

«Non ho osato ricercarglielo; ma quantunque si esprima con eleganza, dalla pronunzia l’ho giudicato per inglese.

«Ah! disse Athos».

E chinò il capo quasi volesse riprodursi qualche rimembranza. Indi allorchè lo alzò nuovamente lo sorprese la presenza di un uomo che ritto davanti all’uscio mezz’aperto lo esaminava con molta commozione.

«Lord di Winter! esclamò il conte.

«Athos! mio caro Athos!»