Nel momento, all’insolito frastuono, era comparso Aramis schiudendo con cautela l’usciale della sua camera dormitoria.

Ed allora il suddetto Bazin avea posata rispettosamente la sua granata in terra sur una delle punte, conforme gli era accaduto di veder fare a Nostra Signora dallo Svizzero colla alabarda, e Blaisois con un’occhiataccia di rampogna diretta al cerbero si era levata di tasca la lettera e presentatala ad Aramis.

«Del conte di la Fère, disse Aramis, va bene».

E indi ritornò dentro senza tampoco richiedere la causa di tanto subbuglio.

Blaisois se ne venne indietro malinconico all’albergo del Gran Re Carlomagno. Athos gli domandò ragguaglio della sua commissione, ed egli raccontò la sua avventura.

«Imbecille! fece Athos ridendo, e non dicesti ch’eri là da parte mia?

«Signor no.

«E che ha detto Bazin sapendo ch’eravate mio?

«Oh! mi ha fatto un diluvio di scuse, e mi ha obbligato a bere due bicchieri di vin moscato eccellente, con inzupparvi tre o quattro biscotti squisiti; ma che serve? è brutale fuor di maniera! un bidello! oibò!

«Bene! pensò Athos, una volta che Aramis ha avuta la lettera, per quanti impedimenti si abbia e’ verrà».