Alle dieci ore, Athos colla sua solita puntualità si trovava sul ponte del Louvre. V’incontrò lord di Winter arrivato appunto allora.

Essi aspettarono circa dieci minuti.

Di Winter cominciava a temere che Aramis non capitasse.

«Pazienza! disse Athos che teneva gli occhi fissi nella direzione della via del Bac, pazienza; ecco un abate che dà una spinta a un uomo e saluta una donna, dev’essere Aramis».

Difatti era desso: un giovinotto che guardava per aria ed aveva schizzato di mota Aramis era ito dieci passi più in là per un pugno datogli da quest’ultimo, il quale, essendo passata allora una sua penitente, l’aveva salutata col suo più grazioso sorrisetto.

Aramis fu dunque da loro in un momento.

E là, com’è da credere, grandissimi amplessi fra lui e di Winter.

«Dove andiamo? domandò Aramis, v’è forse da battersi? stamane non ho spada, bisognerà che torni da me a pigliarla.

«No, rispose di Winter, si va a far visita a Sua Maestà la regina d’Inghilterra.

«Ottimamente! (ed Aramis si chinava all’orecchio ad Athos) e in quale scopo questa visita?