«Affè, forse qualche testimonianza che da noi si reclama.
«Non sarebbe per quel maledetto affare? In tal caso non avrei troppa voglia di andarvi, perchè vi sarebbe da prendersi qualche bella predica, e dacchè le fo agli altri, non ho caro di averle io.
«Se ciò fosse, non ci condurrebbe da sua Maestà milord di Winter, mentre gliene toccherebbe la sua parte, essendo stato dei nostri.
«Ah sì! dite bene. Si vada».
Giunti al Louvre, di Winter passò il primo. D’altronde non istava al portone che un solo custode. Alla luce del giorno, Athos, Aramis e l’Inglese poterono osservare l’orribile miseria dell’abitazione che un’avara carità concedeva all’infelice sovrana. Grandi sale spoglie di mobili, mura sconquassate su cui rilucevano ad intervalli antiche guarnizioni d’oro che aveano resistito all’incuria, finestre che non si chiudevano più e mancanti di vetri; non tappeti, non guardie, non famigli, ecco quanto colpì subito gli occhi ad Athos, e ch’ei fece tacitamente notare al suo compagno spingendolo col gomito ed accennandogli quell’estrema povertà.
«Mazzarino ha migliore alloggio, disse Aramis.
«Mazzarino è quasi re, rispose Athos, ed Enrichetta non è più regina.
«Se vi degnaste di mostrarvi spiritoso, fece Aramis, credo in coscienza che lo sareste più che non lo era il disgraziato signor di Voiture».
Sembra che la regina attendesse con impazienza, poichè al primo movimento che udì nel salone che precedeva la sua camera venne da sè sulla soglia a ricevere i cortigiani del suo infortunio.
«Entrate e siate ben venuti, signori; essa disse».