I gentiluomini passarono, e sul principio rimasero in piedi, ma ad un gesto della sovrana che l’invitava a sedersi Athos diede l’esempio dell’obbedienza. Egli era tranquillo e grave, ma Aramis all’incontro adiratissimo perchè esacerbato da quella regia miseria, di cui studiava con lo sguardo ogni nuova traccia che gli si offriva alla vista.

«Esaminate il mio lusso? disse Enrichetta con la massima angustia.

«Chiedo scusa a Vostra Maestà, replico Aramis, ma non saprei nascondere la mia indignazione mirando che alla corte di Francia si tratti così la figlia di Enrico IV.

«Questo signore non è cavaliere? chiese la regina a lord di Winter.

«È l’abate d’Herblay, questi rispose».

Aramis arrossì.

«Signora, sono abate, ma a mio malgrado e contro mia vocazione, e sono sempre pronto a diventar da capo moschettiere. Io dunque sarò l’uomo che la Maestà Vostra troverà più zelante a servirla in qualunque cosa voglia ordinarmi.

«Il signor cavaliere d’Herblay, soggiunse di Winter, è uno dei valorosi moschettieri del re Luigi XIII di cui vi ho parlato, signora».

E volgendosi ad Athos seguitò:

«Questi è il nobile conte di la Fère, la di cui alta rinomanza è ben nota a Vostra Maestà.