Ad Athos oscurò le pupille una lagrima. D’Artagnan, da lui sempre amato teneramente, lo amava dunque ognora ancorchè datosi a Mazzarino!
«Ecco davvero le cinquanta monete d’oro, disse Aramis vuotando il sacchetto sul tavolino, tutte con l’effigie del re Luigi XIII. Or bene, conte, che ne fate? le tenete o le rimandate?
«Le ritengo, e le riterrei quando anche non ne avessi bisogno; ciò ch’è offerto con gran cuore deve pure con cuor grande accettarsi. Prendetene venticinque, e date a me le altre.
«Manco male; son contento di trovarvi della stessa mia opinione. Ora, si parte?
«Quando vorrete. Ma non avete servitori?
«No, quell’imbecille di Bazin, essendosi fatto bidello, non può muoversi da Nostra Donna.
«Bene, piglierete Blaisois, che mi è inutile poichè io ho digià Grimaud.
«Volentieri, fece Aramis».
Comparve sulla soglia Grimaud.
«Pronti, disse col suo consueto laconismo.