«Ecco, ecco, disse Bazin».
E battuto l’acciarino, accese un moccolo che aveva sempre in saccoccia pel suo servizio di chiesa.
Al lume del quale, Aramis lesse:
«Mio caro d’Herblay.
«Sento da d’Artagnan, il quale mi saluta da parte vostra e da quella del conte di la Fère, che partite per una spedizione da durar forse due o tre mesi, e siccome so che non vi va a genio di chiedere a’ vostri amici, io vi esibisco da per me. Ecco duecento doppie di cui potete disporre, e che mi renderete quando capiti l’occasione. Non temete di scomodarmi; se ho bisogno di numerario ne farò venire da una delle mie tenute; a Bracieux soltanto ho ventimila lire in oro. E così, se non vi spedisco di più, è per dubbio che non accettiate una somma troppo considerevole.
«Mi rivolgo a voi, perchè secondo sapete, il conte di la Fère mi dà sempre a mio malgrado un po’ di soggezione, sebbene io lo ami di cuore; ma s’intende che quel che a voi offro è offerto nel tempo stesso a lui.
«Sono, come spero che terrete per sicuro
Vostro Affezionatissimo
Duvallon de Bracieux di Pierrefonds.
«Eh! fece Aramis, che ne dite?
«Dico, d’Herblay mio, ch’è un sacrilegio di dubitare della Provvidenza, soprattutto quando essa ci dà simili amici.
«Sicchè?