«Ah! grazie grazie, signor Broussel! giusto! mi piaccion tanto le albicocche!»

Il consigliere allora passò dalla moglie, e chiese la colazione. Erano le nove e mezza.

Si affacciò alla finestra. La strada era deserta, ma da lontano si udiva, come il rumore della marea, il susurrare delle onde popolari che già già crescevano attorno a Nostra Donna.

E lo strepito si raddoppiò allorchè d’Artagnan capitò con una compagnia di moschettieri ad impostarsi alle porte della chiesa per far della medesima il servizio interno. Egli aveva detto a Porthos di profittare dell’occasione per essere spettatore della cerimonia, e Porthos in gran tenuta, si mise sul più bello de’ suoi cavalli, facendo da moschettiere onorario, secondo in addietro spesso avea fatto d’Artagnan. Il sergente della compagnia, vecchio soldato delle guerre di Spagna, aveva riconosciuto Porthos suo antico compagno, ed informati prestamente tutti quanti eran sotto ai suoi ordini delle alte gesta di quel gigante, onore dei moschettieri di Tréville, e Porthos non solo era stato bene accolto, ma anco considerato con ammirazione.

Alle dieci ore il cannone del Louvre annunziò l’uscire del re.

Un movimento, simile a quello di alberi, le cui cime sieno tormentate e curvate da un vento burrascoso, corse in fra la moltitudine, che si agitò di dietro ai fucili immobili delle guardie.

Comparve finalmente il re con la regina in una carrozza tutta dorata. Lo seguivano altre dieci carrozze che racchiudevano le dame d’onore, gli ufficiali del regio palazzo e tutta la corte.

«Viva il re!» fu gridato per ogni banda.

Il giovine sovrano mise gravemente il capo fuor dello sportello, fece un cenno di riconoscenza, e salutò anco un tantino, lo che aumentò gli urli della folla.

Il corteggio avanzò con lentezza, ed impiegò quasi mezz’ora per passare lo spazio che separa il Louvre dalla piazza di Nostra-Donna; ed ivi giunto, si recò a poco a poco sotto l’immensa vôlta dell’oscura metropoli, e si diede principio al servizio divino.