Nel punto in cui la corte si poneva al suo posto, una carrozza con le armi di Comminges abbandonò la fila di quelle della corte stessa, e venne adagio a situarsi in fondo alla via di San Cristoforo del tutto deserta. Colà arrivata, quattro guardie ed un birro, che la scortavano, vi salirono dentro e ne serrarono le stuoje, e poi prevalendosi della poca luce prudentemente riserbatasi, il birro si applicò a far la posta su per la strada Cocatrix, quasi attendesse che avesse a capitare qualcuno.

Tutti erano occupati della cerimonia, talmente che non si badò alla vettura, nè alle precauzioni di coloro che in essa stavano.

Friquet, i di cui occhi sempre attenti erano i soli che potessero accorgersene, era andato a godersi le albicocche sul cornicione di una casa dell’atrio di Nostra Donna, e di là vedeva il re, la regina e il signor Mazzarino, e sentiva la messa come l’aveva servita.

Verso il finir della funzione, la regina osservando che Comminges in piedi vicino a lei attendeva la conferma dell’ordine da essa già datogli avanti di partirsi dal Louvre, gli disse sotto voce:

«Andate, Comminges, e Dio vi assista».

E Comminges si mosse subito, uscì di chiesa, ed entrò nella via di San Cristoforo.

Friquet, ch’ebbe adocchiato quel bell’offiziale a camminare così seguito da due guardie, si divertì a andargli appresso, e ciò con tanto più di allegria dacchè la cerimonia essendo appunto terminata il re saliva di nuovo nel suo cocchio.

Il birro, appena vide apparire Comminges all’estremità della via Cocatrix, disse due paroline al cocchiere, e questi, messa tosto in moto la sua macchina, lo condusse dinanzi alla porta di Broussel.

Comminges bussava al portone precisamente nell’atto che vi si fermava la vettura.

E Friquet, dietro a Comminges, attendeva che quello si aprisse.