Broussel era a tavola con la sua famiglia, avendo dirimpetto la moglie, accanto le due figliuole, ed in fondo alla mensa suo figlio, Louvieres, che noi già vedemmo nella circostanza della disgrazia accaduta per la strada al consigliere, e da cui questi erasi già rimesso in salute.... E appunto perchè tornato in sanità, assaggiava le ottime frutta mandategli da madama di Longueville.

Comminges, che aveva trattenuto il braccio al domestico mentre questo voleva schiudere l’uscio per annunziarlo, lo schiuse da per sè e si trovò davanti a quel quadro di famiglia.

All’aspetto dell’uffiziale Broussel si agitò alquanto, ma poichè esso lo salutava cortesemente, si alzò e salutò egli pure. Ciò non ostante, e ad onta delle scambievoli cortesie, in viso alle donne comparve qualche inquietezza, Louvieres impallidì ed attese che l’uffiziale si spiegasse.

«Signore, disse Comminges, io son latore di un ordine del re.

«Benissimo, rispose Broussel, che ordine è egli?»

E porgeva la mano.

«Ho l’incarico d’impossessarmi della vostra persona, continuò l’altro col medesimo tuono e con la stessa gentilezza, e se date ascolto a me, vi risparmierete l’incomodo di leggere questa lunga lettera e verrete meco».

Una saetta che fosse caduta framezzo a quelle buone genti tranquillamente radunate non avrebbe prodotto effetto più terribile.

Broussel retrocedè tremando. Era in quell’epoca cosa funestissima l’essere carcerato per nimicizia del re. Louvieres fece un atto come per afferrare la sua spada ch’era sopra una sedia in un canto del salotto, ma un’occhiata del bravo consigliere, che fra tutto quell’imbroglio non perdeva il giudizio, l’obbligò a trattenersi; la signora Broussel, lontana dal marito soltanto di quanto era larga la mensa, diede in dirotto pianto; le fanciulle si tenevano stretto il padre fra le braccia.

«Orsù, disse Comminges, sollecitiamoci; bisogna obbedire al re.