Il cavaliere era un giovane di quindici a sedici anni, fatto pallido dalla collera. Smontò al pari delle altre guardie, si appoggiò al timone del legno, del suo cavallo si fece un baluardo, cavò dalle saccoccie le pistole e se le pose alla cintura, e cominciò a dar di spada come uno a cui fosse familiare il maneggiar codest’arme.

Per una diecina di minuti, esso solo e da sè, resse agli sforzi di tutta la gente.

Allora fu visto arrivare Comminges che spingeva avanti Broussel.

«Facciamo in pezzi la carrozza! gridava il popolo.

«Ajuto! gridava la vecchia.

«Assassini! gridava Friquet, buttando addosso alle guardie quanto gli capitava fra le mani.

«In nome del re! gridava Comminges.

«Il primo che si avanza è morto! gridò Raolo, il quale, veggendosi incalzato, fe’ sentire la punta della sua spada ad una specie di gigante ch’era in procinto di schiacciarlo, e che per la ferita fattagli rinculò mugolando».

Imperciocchè era appunto Raolo, che tornando da Blois, conforme avea promesso al conte di la Fère, dopo un’assenza di cinque giorni, avea voluto godere del colpo d’occhio della cerimonia, ed aveva preso dalle strade che più direttamente lo avrebbero condotto a Nostra-Donna. Giunto nelle vicinanze della via Cocatrix, erasi trovato trascinato dall’onda popolare, e al detto di: «In nome del re!» ricordandosi quello di Athos: «servite al re», accorreva a combattere pel re di cui si maltrattavano le guardie.

Comminges gettò per dir così Broussel nella carrozza e si slanciò dietro a questi. Nel momento s’intese una archibugiata, una palla attraversò da cima a fondo il cappello a Comminges e ruppe il braccio ad une guardia. Comminges alzò il capo, e vide in mezzo alla finestra la faccia minacciosa di Louvieres che lo guardava dal secondo piano.