«E che! replicò d’Artagnan, la regina, circondata com’è da servitori sì devoti, da sì saggi consiglieri, da uomini infine tanto grandi per merito o per situazione, si degna volgere gli occhi sopra un oscuro soldato?»
Anna comprese il velato rimprovero, e ne fu commossa più che irritata. Cotanto disinteresse ed annegazione nel gentiluomo Guascone l’avevano parecchie volte umiliata; ella si era lasciata superare in generosità.
«Tutto ciò che mi dite di quelli che ho d’intorno, signor d’Artagnan, essa soggiunse, sarà forse vero, ma io non ho fiducia che in voi. So che siete del signor ministro, ma siate altresì mio, ed io mi assumo di far la vostra fortuna. Orsù, fareste oggi per me ciò che fece in addietro per la regina il gentiluomo a voi ignoto?
«Farò quanto mi sia imposto da Vostra Maestà».
La sovrana riflettè un momento, ed osservando la circospezione in cui tenevasi il moschettiere domandò:
«Forse vi piace il riposo?
«Non so, poichè mai mi sono riposato.
«Avete amici?
«Ne avevo tre: due abbandonarono Parigi, nè so dove siano andati. Uno me ne rimane; ma è, a creder mio, uno di coloro che conoscono il cavaliere di cui Vostra Maestà mi faceva testè l’onore di parlarmi.
«Va bene: voi ed il vostro amico valete per un’intera armata.