Appena fu fuori, si accostò ad un lampione del cortile e guardò in fretta nel sacco.

«Scudi d’argento! fece con disprezzo, me lo figuravo! Ah Mazzarino, Mazzarino! non hai fiducia in me? peggio per te! questa sarà la tua disgrazia!»

Frattanto il ministro si stropicciava le mani.

«Cento doppie, brontolava, cento doppie! per cento doppie ho avuto un segreto che Richelieu avrebbe pagato venti mila scudi; senza contare questo brillante.... seguitò, volgendo amorosamente gli occhi sull’anello che erasi ritenuto invece di darlo a d’Artagnan, che vale almeno dieci mila lire».

E tornò nella sua camera, contentissimo della serata cui aveva fatto un sì bel guadagno, mise l’anello in uno scrignetto fornito di diamanti d’ogni sorta, giacchè aveva genio per le gioje, e chiamò Bernouin acciò lo spogliasse, senza più occuparsi dei clamori che continuavano a venire tratto tratto a scuotere i vetri, e delle schioppettate che ancor si udivano per Parigi, benchè fossero più delle undici ore di notte.

Nel frattempo d’Artagnan s’incamminava verso la via Tiquetonne, dove abitava all’albergo della Chevrette.

Ora, diciamo un po’ in qual modo si fosse indotto a prescegliersi quell’abitazione.

VI. D’Artagnan sui quarant’anni.

Ohimè! dopo l’epoca in cui, nel nostro romanzo dei Tre Moschettieri, lasciammo d’Artagnan in via dei Fossoyeurs (dei beccamorti), al N. 12, erano passate molte cose, e soprattutto molti anni.

D’Artagnan non aveva fallito alle circostanze, ma sibbene le circostanze a lui. Finchè aveva avuti attorno gli amici era rimasto nella sua gioventù e nella sua poesia: era una di quelle indoli ingegnose e fini che facilmente s’immedesimano con le qualità altrui: Athos gli dava della sua grandezza, Porthos del suo estro, Aramis della sua eleganza. S’egli avesse seguitato a vivere con quei tre sarebbe divenuto un uomo superiore. Fu il primo Athos a lasciarlo, per ritirarsi nella piccola tenuta che aveva ereditata dalla parte di Blois; il secondo Porthos, per isposare la sua procuratrice; il terzo, Aramis, per farsi abate. Da quel punto d’Artagnan, che sembrava avesse confuso il suo avvenire con quello de’ suoi tre colleghi, si trovò isolato e debole, senza coraggio per seguitare una carriera in cui capiva di non poter divenire qualche cosa se non a patto che ognuno dei compagni gli cedesse (qualora ciò possa dirsi) una parte del fluido elettrico rispettivamente ricevuto in dono.