E quindi, abbenchè fatto tenente dei moschettieri, ei si trovò nello stesso isolamento. Non era di nascita assai elevata, come Athos, per essere accolto nelle grandissime case; non borioso come Porthos, per far credere che frequentasse l’alta società; non abbastanza gentiluomo, come Aramis, per mantenersi nella nativa sua eleganza, questa traendo da sè medesimo. Per qualche tempo la grata ricordanza di madama Bonacieux aveva impressa nello spirito del nostro tenente una tal quale poesia; ma questa ricordanza, distruttibile al pari di quella delle cose tutte di questo mondo, erasi dileguata. La vita di guarnigione è funesta anco alle organizzazioni aristocratiche. Delle due nature opposte componenti l’individualità di d’Artagnan la natura materiale a poco a poco avea vinto, ed egli pian piano, senza nemmeno accorgersene, sempre in campo, sempre a cavallo, era diventato (non so come si chiamasse in quell’epoca) quel che ai giorni nostri si dice un vero soldataccio (un véritable troupier).

Non è che per questo egli avesse perduta la sua primitiva scaltrezza. Oh no! anzi codesta scaltrezza erasi pure accresciuta, o pareva almeno doppiamente rimarchevole sotto una più rozza apparenza, ma egli l’aveva applicata alle piccole e non alle grandi cose della vita, al ben essere materiale, al ben essere quale lo intendono i soldati, cioè ad aver buona tavola, buon alloggio, buona locandiera.

E tutto questo, ei lo aveva trovato da sei anni in via Tiquetonne, all’insegna della Chevrette, o sia del Granchio.

Nei primi tempi di sua permanenza in quell’albergo, la padrona di casa, bella e fresca Fiamminga di venticinque a ventisei anni, erasi invaghita di lui fuor di modo; dopo certi amoretti, inceppati da un importuno marito, al quale dieci volte d’Artagnan fece finta di passare la spada a traverso al corpo, il detto marito una mattina sparì, disertando per sempre, dopo aver venduto di soppiatto alcuni barili di vino e portatosi via le gioje e i denari. Fu creduto morto. La moglie specialmente lusingandosi nella dolce idea di esser vedova, sosteneva arditamente ch’era estinto. Alla perfine, a capo a tre anni di una relazione che d’Artagnan non aveva per certo cercato di troncare, trovando ogni anno più di suo genio l’alloggio e la padrona, conciossiachè questa dava quello a credenza, la donna ebbe la stravagante pretensione di diventar moglie, e gli propose di sposarlo.

«Oibò! disse d’Artagnan, bigamia! ma vi pare, mia cara?

«È morto, ne sono sicurissima.

«Era tanto dispettoso che tornerà per farci impiccare.

«Veh! se torna lo ammazzerete; siete sì abile e coraggioso!

«Gnaffe! un altro mezzo per andare sulla forca!

«Dunque rigettate la mia domanda?