«E come! e con tutta fermezza!»

La bella albergatrice si disperò: avrebbe fatto di d’Artagnan non solo il suo consorte, ma anche il suo nume! era un uomo tanto bello! aveva baffi superbi!...

Verso il quarto anno di quella relazione venne la spedizione di Franche-Comté. D’Artagnan fu destinato a farne parte, e si accinse alla partenza. Furono grandi dolori, lagrime interminabili, promesse di restar fedele, tutto, già s’intende, dal lato della locandiera: d’Artagnan era troppo signorone per prometter nulla, e perciò promise soltanto di far ciò che potrebbe onde accrescere vieppiù la gloria del suo nome.

Su questo particolare, noi conosciamo il suo coraggio; si dedicò egregiamente e con la propria persona, e caricando alla testa della sua compagnia ricevè a traverso al petto una palla che lo distese per il lungo sul campo di battaglia. Fu visto cadere da cavallo, nessuno lo vide rialzarsi; lo crederono morto, e tutti coloro che speravano di succedergli nel suo grado dissero ad ogni evento che lo era. Di leggieri si crede ciò che si brama; e all’armata, dai generali di divisione che bramano la morte del generale in capo, sino ai soldati che bramano quella dei caporali, tutti desiderano di qualcuno la morte.

D’Artagnan però non era uomo da lasciarsi ammazzare così.

Rimasto, durante i calori della giornata svenuto sul campo, lo fe’ tornare in sè il fresco della notte; corse ad un villaggio; andò a bussare alla più bella casa, fu ricevuto come lo sono dappertutto e sempre i Francesi ancorchè feriti, fu accarezzato, curato, guarito, e più sano che mai, una mattina s’avviò di nuovo inverso Francia; una volta in Francia si diresse a Parigi, ed a Parigi s’incamminò in via Tiquetonne.

Ma trovò la sua camera occupata da un cappellinajo pieno d’arredi da uomo, meno la spada, appoggiata al muro.

«Sarà tornato; disse fra sè, peggio così; e meglio così!»

Già si capisce che d’Artagnan pensava al marito.

Egli s’informò. Garzoni nuovi, nuova serva; la padrona era ita a spasso.