«Luigi, fingete di dormire, essa gli disse.

«Sì, rispose Luigi XIV, ma non voglio esser toccato neppur da uno di quegli uomini.

«Sire, sono qua io, fece d’Artagnan, e vi accerto che se uno solo a tanto si ardisse pagherebbe l’ardire con la sua vita.

«Adesso che si ha da fare? li sento! chiese la regina.

«Signor Laporte, andate loro incontro, e raccomandate di nuovo il silenzio. Signora, attendete là, alla porta. Io sto a capo del letto del re pronto a morire per lui».

Laporte uscì; la regina stette accanto al parato, d’Artagnan si cacciò dietro al cortinaggio.

Poi si udì il camminare contenuto di grande moltitudine. La regina sollevò ella stessa la portiera ponendosi un dito sul labbro.

Al vederla, gli uomini si fermarono in attitudine rispettosa.

«Entrate, entrate, signori, disse Anna».

Fuvvi allora fra tutta quella gente un movimento di titubanza che somigliava a vergogna; essa si aspettava a opposizione, a resistenza; si figurava di dovere sforzare i cancelli e atterrare le guardie; i cancelli erano tutti aperti, ed il re, almeno ostensibilmente, non aveva vicino al suo letto altra guardia che la madre.