Anna rabbrividì.

«Se fra voi v’è alcuno che conosca il re, ella rispose, si accosti e dica se è sua Maestà».

Un uomo avvolto in un ferrajuolo col quale si cuopriva anche il viso, si avvicinò, si chinò sul letto e guardò.

Per un momento d’Artagnan credè che colui avesse qualche tristo progetto, e mise mano alla spada; ma ad un moto che fece l’inferrajuolato nell’abbassarsi scuoprendosi parte della faccia, d’Artagnan ebbe presto ravvisato il Coadjutore.

«È di fatti il re, disse quegli rialzandosi, Dio benedica Sua Maestà».

E tutti quanti, entrati furibondi, e passati da ira a pietà, benedirono un dopo l’altro il regio fanciullo.

«Adesso, amici, disse Planchet, ringraziamo la regina e ritiriamoci».

Tutti s’inchinarono ed uscirono a poco a poco senza far rumore, siccome erano venuti. Planchet capitato il primo, se ne andava l’ultimo.

Anna lo trattenne.

«Come vi chiamate?» gli disse.