Planchet si voltò attonito alla domanda.
«Sì, continuò la sovrana, mi tengo a onore di avervi qui ricevuto quanto se foste un principe, e bramo sapere il vostro nome.
«Oh sì! pensò Planchet, per trattarmi come un principe... grazie, grazie».
D’Artagnan temè che Planchet, allettato alla maniera del corvo della favola, dicesse il proprio nome, e che nell’udir questo la regina sapesse pure che Planchet era stato a lui addetto.
«Maestà, rispose costui rispettosamente, mi chiamo Dulaurier; a’ vostri comandi.
«Bene, signor Dulaurier; e che cosa fate?
«Sono mercante di panni, in via dei Bordonesi.
«Ecco quanto volevo conoscere.... obbligatissima, signor Dulaurier; vi sarà parlato di me.
«Animo, borbottò d’Artagnan toltosi di dietro alle cortine, assolutamente messer Planchet non è uno sciocco, e si vede che ha imparato ad una buona scuola».
I diversi attori di quella stranissima scena stettero un momento uno davanti all’altro senza dir più parola, la regina in piedi accanto alla porta, d’Artagnan mezzo fuori del suo nascondiglio, il re appoggiato sul gomito e pronto a sdrajarsi di nuovo al menomo chiasso che indicasse il ritorno di tutta la folla; ma il chiasso invece di avvicinarsi si allontanò, e poi si estinse.